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La chirurgia rappresenta il trattamento più efficace per la cura del cancro del colon retto. Focolai microscopici della malattia possono residuare (in loco o a distanza, coinvolgendo persino altri organi adiacenti all’intestino), anche quando macroscopicamente la neoplasia sembra essere stata completamente asportata dall’atto chirurgico: essi possono accrescersi progressivamente nel tempo. Talvolta invece, già prima dell’intervento chirurgico, cellule tumorali hanno lasciato la sede del cancro giungendo (attraverso i vasi venosi o quelli linfatici) in sedi lontane dall’intestino (primi tra tutti il fegato ed i polmoni). Questi fenomeni sono complessivamente definiti recidiva del tumore. La probabilità di recidivare dipende da alcune caratteristiche di malignità/aggressività intrinseche della neoplasia, e dall’efficacia dei trattamenti associati, pre e post operatori.

Statisticamente i primi due anni successivi al trattamento sono quelli a maggior rischio di recidiva, e pertanto sono necessari controlli di follow-up con maggiore frequenza. Dopo cinque anni la probabilità che la neoplasia recidivi è nettamente inferiore.

La prevenzione I parenti più prossimi di un paziente con tumore del colon retto hanno un rischio più elevato di sviluppare la malattia o, per lo meno, di presentare polipi colo rettali, rispetto alla popolazione generale coetanea. Ecco perché dopo i 40 anni anche in assenza di sintomi, si consiglia di sottoporsi a controlli periodici.

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