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EMORROIDI

Cos’è  Le emorroidi sono uno dei disturbi più comuni, possono essere descritte come rigonfiamenti o ingrossamenti dei vasisanguigni situati nell’ano e nel retto inferiore. Esistono due tipi di emorroidi: esterne ed interne. Quelle esterne sono localizzate vicino all’orifizio esterno dell’ano e sono ricoperte da pelle molto sensibile. In condizioni normali le emorroidi esterne sono solitamente indolenti.

Cause  Non può essere indicata una causa esatta, ma ad esempio la semplice postura eretta provoca a volte il gonfiarsi dei vasi emorroidari. Altri fattori sono:

  • invecchiamento
  • stipsi cronica o diarrea
  • gravidanza
  • ereditarietà
  • sforzo durante la defecazione
  • funzione intestinale alterata a causa di abuso di lassativi e clisteri
  • lunghi periodi di tempo trascorsi sul water (ad esempio, per leggere)
    Qualunque sia la causa, i tessuti di sostegno dei vasi emorroidari cedono. Come risultato, i vasi si dilatano, le loro pareti diventano sottili e sanguinano. Se la tensione e la pressione continuano, i vasi emorroidari, indeboliti, prolassano.

 

emorroidi

emorroidi

Sintomi  Uno qualsiasi dei seguenti sintomi può essere attribuibile alle emorroidi:

  • sanguinamento durante la defecazione
  • prolasso durante la defecazione
  • prurito nella zona anale
  • dolore
  • sensazione di noduli ingombranti all’ano.

Terapie  Nel caso di sintomi lievi è sufficiente aumentare la quantità di fibre (come frutta, verdura, pane e cereali) e liquidi nella dieta. Eliminare gli sforzi eccessivi durante defecazione riduce poi la pressione sulle emorroidi e aiuta a impedirne il prolasso.

Un grado più avanzato di malattia emorroidaria può richiedere un trattamento chirurgico, in alcuni casi anche in forma ambulatoriale:

               Legatura elastica: consiste nel posizionare – con apposita strumentazione – un piccolo anello di gomma alla base del nodulo emorroidario interno, allo scopo di chiudere i vasi sanguigni che lo alimentano. All’ischemia e alla necrosi segue la “caduta”, in pochi giorni, del nodulo legato; la ferita guarisce in genere in 1-2 settimane. Questa procedura produce lieve disagio e sanguinamento, può inoltre essere necessario ripeterla una o più volte per una piena efficacia.

               Metodo THD Doppler: con questa procedura chirurgica le emorroidi non vengono asportate. Si utilizza uno specifico strumento collegato ad una sonda Doppler per individuare le arterie emorroidarie che vengono legate (dearterializzazione) in una zona non innervata da fibre dolorifiche. Dopo la legatura, la riduzione del flusso arterioso ai vasi emorroidari provoca la netta riduzione volumetrica dei noduli emorroidari. L’assenza di ferite chirurgiche e di traumatismi nel canale anale fa sì che il paziente non avverta dolore o che sia molto contenuto nel periodo post-operatorio.
Nel caso in cui la malattia avesse determinato, nel tempo, un prolasso emorroidario esterno si pratica una cosiddetta “mucopessia”, in modo che tutta la mucosa interessata dal prolasso venga attratta verso l’interno e le emorroidi tornino a occupare stabilmente la loro posizione anatomica. L’intervento può essere praticato con sedazione farmacologica associata ad analgesia o un’anestesia spinale a sella; ciò rende possibile eseguirlo in day hospital.
I vantaggi osservati con il metodo THD Doppler sono: bassa frequenza di recidive, diminuzione o assenza del dolore post-operatorio, ridotta incidenza delle complicanze postoperatorie, assenza di significative alterazioni della defecazione, ripetibilità in caso di recidiva, possibilità di esecuzione dell’intervento in day hospital, rapida ripresa dell’attività lavorativa da parte del paziente.

              Emorroidopessi con stapler utilizza un dispositivo che prevede l’incisione e la sutura di un tassello circonferenziale di parete del retto inferiore. In questo modo le emorroidi non vengono asportate ma dovrebbero essere ricondotte nel canale anale. Questa procedura è in genere più dolorosa della legatura elastica e meno dolorosa dell’emorroidectomia. Tuttavia può comportare complicanze varie, sia nell’immediato periodo postoperatorio (emorragia severa, dolore grave, fistola retto-vaginale) che nel lungo periodo (dolore cronico, stenosi o deformità del retto inferiore, alterazioni persistenti della defecazione, urgenza defecatoria o forme varie di incontinenza fecale). La risoluzione di queste complicanze può non essere semplice o prevedere procedure chirurgiche impegnative. Inoltre non va trascurata la consistente possibilità di recidiva della malattia emorroidaria e del prolasso.

            Emorroidectomia è un intervento chirurgico che consiste nel rimuovere le emorroidi. Si tratta del metodo più radicale, prevedendo l’asportazione sia delle emorroidi interne che di quelle esterne. Un emorroidectomia rimuove il tessuto che causa l’eccessivo sanguinamento e il prolasso. Questa procedura è praticata in anestesia generale o spinale, può richiedere l’ospedalizzazione e un periodo di inattività. L’emorroidectomia con laser non offre alcun tangibile vantaggio rispetto alle tecniche chirurgiche standard. È anche piuttosto costosa e, contrariamente alla comune convinzione, non è meno dolorosa.
 

 

Approfondimenti

Non vi è alcuna relazione tra le emorroidi e il cancro. Tuttavia i sintomi delle emorroidi, in particolare l’emorragia, sono simili a quelli del cancro del colon-retto e di altre malattie del sistema digestivo. Pertanto è importante che tutti i sintomi siano esaminati da un medico specializzato nel trattamento delle malattie del colon e del retto. Dall’età di 50 anni tutte la persone dovrebbero sottoporsi a test di screening per i tumori colorettali. Non bisogna fare affidamento sull’autodiagnosi o su diagnosi effettuate senza apposite visite adeguate ed accertamenti; altrettanto fallace può essere la diagnosi basata sull’apparente efficacia di farmaci anti-emorroidari. È pertanto opportuno consultare precocemente un chirurgo coloproctologoper poter valutare correttamente i sintomi e programmare un trattamento efficace.

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