segreteria@proctocenter.it - Tel.:06 66514230
SANGUINAMENTO RETTALE

SANGUINAMENTO2Il sanguinamento rettale, chiamato anche rettorragia, può presentare precise caratteristiche in grado di indirizzare la diagnosi. Le tracce di sangue sulla carta igienica dopo una defecazione possono essere suggestive di una ragade anale o di una malattia emorroidaria iniziale. La presenza di sangue nel water dopo essere andati di corpo o la presenza di feci verniciate di sangue è un sintomo comune: alla malattia emorroidaria, alla rettocolite ulcerosa, al cancro rettale.

 

 

 

 

 

Bruciore anale

È presente nella malattia emorroidaria, nella fistola perianale, nella ragade anale cronica, nelle dermatiti perianali.

 

Defecazione ostruita e/o incompleta

Sono sintomi presenti isolati o in contemporanea in condizioni quali le disfunzioni del pavimento pelvico, il rettocele, l’ulcera solitaria del retto, il prolasso rettale, l’enterocele.

 

Dolore anale

Questo sintomo può essere acuto – solitamente legato all’atto defecatorio – oppure cronico.

Fra le cause più comuni: emorroidi, quando si verifica una loro infiammazione o un prolasso emorroidario all’esterno dell’ano; ragade anale, che  solitamente causa un dolore acuto, spesso prolungato, per via dello spasmo muscolare associato alla lesione della mucosa; cancro dell’ano, che può provocare un dolore costante e progressivo; ascesso perianale, può causare febbre elevata, brivido, dolore prolungato e costante; fistola perianale; infezioni fungine, causano dolore prolungato, in genere meno intenso di un ascesso; malattie sessualmente trasmesse, come la gonorrea, la clamidia, l’herpes, la condilomatosi anale; spasmo dei muscoli pelvici, causa di un dolore acuto, che spesso si risolve in breve tempo; ulcera anale, ovvero una zona limitata dell’ano disepitelizzata, dolorante, può essere la spia di un’infezione; malattie dermatologiche.

Un’alimentazione corretta ricca di fibre – 25/30 gr. di fibre al giorno – e un buon introito di acqua – almeno 1.5 litri al giorno – può alleviare il dolore nella maggior parte delle condizioni.

Da ricordare: evitare traumi nella zona perianale; non usare saponi aggressivi per l’igiene intima; non strofinare o graffiare l’ano; evitare l’umidità nella zona anale; il calore secco o il freddo secco possono migliorare il dolore.

In ogni caso, bisogna utilizzare solo farmaci prescritti dal medico  e se il dolore non si risolve entro 24-48 ore è necessario che venga valutato da un medico.

 

Dolore rettale o ipogastrico

È solitamente un sintomo presente nelle patologie che colpiscono il tratto di intestino al di sopra del canale anale, come il cancro del retto, il colon irritabile oppure, in rari casi, processi suppurativi che a partire dall’ano coinvolgono anche il retto, come ascessi e fistole sovra o extrasfinteriche. Viene riferito dai pazienti come un dolore gravativo localizzato al basso ventre o retropubico.

 

Incontinenza fecale

Consiste nella perdita incontrollata di feci, può essere dovuta alla presenza di deficit muscolari o nervosi. Le caratteristiche di tale sintomo sono diverse nelle varie condizioni fisiopatologiche: urgenza defecatoria, incontinenza passiva, incontinenza mista, pseudo-incontinenza, soiling, prolasso rettale.

 

Iposensibilità rettale

È un sintomo che caratterizza soprattutto la stipsi da rallentato transito o il morbo di Hirsprung.

 

Prurito Anale

Caratterizza la malattia emorroidaria, la fistola perianale, la ragade anale, candidori e dermatiti anali. Ne possono essere causa diversi fattori. Molto comune è l’eccessiva umidità della zona anale – per sudorazione o per la presenza di residui fecali dovuti a scarsa igiene, a soiling o incontinenza fecale. Il prurito può anche essere indicativo di infestazioni parassitarie intestinali. In alcuni individui invece viene causato dall’assunzione di bevande alcoliche e dal fumo, sospenderli potrebbe essere sufficiente a risolvere il problema. Più insidiosa è l’eventualità che il prurito sia conseguente a secrezione intestinale prodotta da patologie infiammatorie o neoplastiche del colon-retto.

In tutti i casi, la situazione iniziale può essere aggravata dal continuo e intenso grattamento o dall’abuso di trattamenti locali (come cortisonici). I pazienti affetti da prurito anale tendono poi a lavare la zona frequentemente e vigorosamente, usando sapone e asciugamano. Quasi sempre questo aggrava la situazione, perché la pelle viene danneggiata e vengono rimosse quelle secrezioni cutanee che solitamente la proteggono, favorendo invece sovrainfezioni batteriche e micotiche. Il trattamento del prurito anale può comprendere i seguenti tre presidi: evitare l’umidità della zona anale, evitare ulteriori traumi della zona interessata, usare farmaci solo su consiglio dal medico.

 

Tenesmo

Con tale sintomo si intende la sensazione di non aver svuotato del tutto l’ampolla rettale per la persistenza di feci (come avviene nel rettocele, nell’ulcera solitaria del retto, nel prolasso rettale, nell’intussuscezione intrarettale, nell’enterocele, nel caso di presenza di fecaloma) o per la presenza di una neoformazione, come polipo del retto o cancro del retto.

 

Tumefazione anale

È sintomo di una protrusione di mucosa dall’ano e patognomonica di un prolasso muco-emorroidario oppure, molto più raramente, se a prolassare è l’intera parete del viscere, ad un prolasso rettale. Se la consistenza della tumefazione è duro-lignea potrebbe trattarsi di trombosi emorroidaria o di cancro dell’ano.

 

Tumefazione perianale

Spesso si associa a febbre ed è indicativa di una suppurazione perianale dovuta alla presenza di un ascesso perianale, di una cisti o ascesso pilonidale, di una idrosadenite suppurativa. In rari casi può essere l’esordio di un morbo di Crohn.